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Flora e fauna

Il territorio esaminato è stato nel tempo sottoposto ad una intensa trasformazione, lo dimostrano le testimonianza storiche che rimandano la presenza umana non solo nel fiorente periodo medievale attorno all’Abbazia Benedettina di S. Paolo d’Argon ma, molto a ritroso nel tempo, ai primi insediamenti preistorici ad esempio della bassa Valle Cavallina. Attualmente quest’area risulta in parte occupata da terreni agricoli sia a seminativo o prati per fienagione, dalla fiorente e storica attività di coltivazione della vite, e da un recente progressivo sviluppo di attività florovivaistiche e orticole. A queste condizioni si aggiunge una forte e progressiva espansione di insediamenti, soprattutto residenziali, sui primi versanti collinari. Significativa appare comunque la dotazione di aree boscate, localizzate principalmente sui versanti collinari in posizioni settentrionali o su quelli maggiormente ben esposti in condizioni più acclivi, contrastati in questo caso dallo sviluppo di vigneti. Nella cartografia allegata sono state schematicamente individuate alcune categorie fisionomico-vegetazionali e di uso del suolo presenti nell’area di indagine, e di seguito dettagliate. 

 

Praterie erbacee In questa categoria sono stati per semplicità raggruppati diverse tipologie fisionomiche erbacee. Si tratta principalmente di terreni a prato da sfalcio, o appezzamenti con abbandono di vigneto e mantenimento di solo prato, o in altri casi di prati e aree in abbandono (incolti). In generale gli elementi in grado di influenzare la ricchezza e la composizione floristica di queste tessere risultano essere le pratiche agronomiche quali gli sfalci, le letamazioni o il progressivo abbandono di colture. In condizioni di mantenimento e gestione, queste cenosi sono generalmente costituite da un elevato numero di specie, perlopiù grami¬nacee (Arrhenatherum elatius, Poa pratensis, Poa trivialis, Festuca pratensis, Dactylis glomerata, Holcus lanatus ecc.), leguminose (Trifolium repens, Trifolium pratense, Lotus corniculatus, Vicia spp. ecc.) e ranuncoli (Ranunculus acris, R. bulbosus, R. repens). La loro permanenza appare comunque sempre legata alle programmazioni delle aziende agricole, in quanto possono venire in alcuni casi posti in rotazione con seminativi o accoppiati a vigneti. Con il progressivo abbandono subentrano entità maggiormente frugali e generalmente nitrofile tipiche delle aree abbandonate o infestanti le colture; in genere si tratta di vegetazioni avventizie proveniente dalle colture circostanti o dai margini delle siepi inquadrabili principalmente nei Chenopodietalia. Seminativi Nell’area considerata sono presenti alcuni appezzamenti coltivati con seminativi a rotazione in base alle esigenze e alla programmazione delle aziende. Queste aree ospitano in genere, oltre alle piante oggetti di coltivazione, diverse cenosi di specie infestanti, che si differenziano in funzione delle pratiche agronomiche (sarchiature, diserbi, avvicendamenti, riposi, incolti post colturali) tali cenosi presenti stabilmente ai margini delle colture, ricolonizzano i terreni nelle fasi di riposo post colturale. I seminativi, oltre alle specie coltivate, includono diverse “infestanti” quali: oltre a Cynodon dactylon, Agropyron repens, Rumex obtusifolium, R. crispus, Sorgum halepense, vanno segnalate altre specie quali: Matricaria chamomilla, Alchemilla arvensis, Alopecurus myosuroides; diverse veroniche (Veronica persica, V. arvensis e V. hederifolia) Polygonum aviculare e diversi Papaveri. Sul Mais in particolare crescono Convolvulus arvensis e Calystegia sepium; altre tipiche infestanti che crescono con le colture sono diverse Setarie, l’Amaranto (Amaranthus retroflexus), Chenopodiua album, Sonchus oleraceus, ecc. Vigneti e altre colture La zona considerata risulta inserita all’interno delle aree di produzione enologica tipica della bergamasca (Valcalepio) con vitigni: Pinot bianco e P. grigio, Chardonnay, Merlot e Cabernet; e il più importante e rinomato Moscato di Scanzo. La particolare esposizione dei versanti nonché i substrati, hanno da sempre favorito questa attività agricola tradizionale delle prime propaggini collinari bergamasche. Negli ambiti maggiormente esposti sono presenti inoltre alcune tessere coltivate ad oliveto. Oltre alla presenza della vite, negli appezzamenti si possono rinvenire diverse specie erbacee favorite dalle attività colturali o in diversi casi viene mantenuto il prato falciabile tra i filari. I boschi Il P.L.I.S. è caratterizzato dalla presenza di superfici boscate che coprono per circa il 1/3 il territorio del parco. Sono state evidenziate diverse cenosi forestali e arbustive che si compenetrano in parte secondo le condizioni edafiche e in base alle esposizioni dei versanti. Si tratta perlopiù di entità mesofile e mesotermofile con presenza di elementi igrofili. Non mancano poi diverse entità di sicuro interesse quali gli esemplari plurisecolari di Quercus localizzati sul colle dei Pasta, sulla dorsale verso la Madonna d’Argon passando da S. Cristoforo. Le entità boscate maggiormente ricche di elementi termofili si sviluppano principalmente sui versanti meridionali del Monte di S. Giorgio ad Albano e proseguono verso est lungo le colline di S. Paolo d’Argon. Ambiti boscati con caratteristiche maggiormente mesofile sono rinvenibili sui versanti esposti a settentrione in corrispondenza della Valle di Albano, a Torre de Roveri e nella valle di Negrone. Le entità igrofile sono presenti in strette fasce lungo i fondovalle presso le sponde dei torrenti Zerra, Seniga, del Fosso Gambarone, nella Valle di Albano e nella valle del Tadone. Nel complesso queste cenosi sono costituite principalmente da elementi arborei o sostituite da formazioni derivate dalla loro degradazione (boscaglie e prati arbustati) per effetto di intensa ceduazione o manomissione, esse appaiono comunque rappresentative delle tipologie che si rinvengono comunemente su questi primi avamposti collinari pedemontani. La composizione e la consistenza degli strati di vegetazione (arboreo, arbustivo ed erbaceo) variano in funzione delle condizioni edafiche e stazionali, del grado di evoluzione e delle modalità di gestione del bosco o dalle fasi di abbandono di precedenti colture. La densità appare quindi discontinua e si passa ad aree boscate uniformi per struttura e densità a boscaglie rade. Le specie arboree o alto arbustive principali sono rappresentate da: Carpino bianco (Carpinus betulus), Carpino nero (Ostrya carpinifolia), Orniello (Fraxinus ornus), Roverella (Quercus pubescens) che si alternano per dominanza e densità a cui fa da corteggio principalmente il Nocciolo (Corylus avellana). A queste si aggiungono altre specie arbustive come: Cornus sanguinea, Viburnum lantana, Ligustrum vulgare, Coronilla emerus, con sottobosco a tratti tipicamente nemorale con specie caratteristiche dei Fagetalia (Hepatica nobilis, Cyclamen purpurascens, Helleborus niger, Carex alba, Carex digitata ecc.). In situazioni dove fattori di varia natura (esiguità del substrato, pendenze elevate, ceduazione eccessiva, eventuale incendio) ne possono limitare l’evoluzione, la struttura risulta piuttosto aperta e viene favorita la presenza di arbusti xerofili ed eliofili quali: Amelanchier ovalis, Juniperus communis, Berberis vulgaris, Cytisus sessilifolius, Prunus spinosa e la comparsa di essenze delle praterie naturali (es. Polygala chamaebuxus, Teucrium chamaedrys e Geranium purpureum). In condizioni di drenaggio difficoltoso o lungo i piccoli corsi d’acqua dei fondo valle sono presenti: Ontano nero (Alnus glutinosa), Salici (Salix alba, S. purpurea), Platani (Platanus hybrida), con un corredo di altre essenze quali Viburnum opulus, Sambucus nigra, Equisetum arvense, con densa presenza di Rovi (Rubus spp.). All’interno delle aree boscate considerate, sono presenti alcune piccole tessere artificiali costituite da conifere (zona del Dosso e a S. Paolo d’Argon). Da ultimo occorre segnalare la forte presenza di Robinia, (Robinia pseudoacacia) anche con popolamenti quasi puri, soprattutto in prossimità delle aree edificate, condizioni queste che evidenziano situazioni di manomissione. FAUNA L’elemento faunistico, nello specifico, la teriofauna, l’ornitofauna e l’epetofauna, rappresenta un ulteriore aspetto utile all’inquadramento di un particolare ambiente. Anche la fauna, risentendo delle condizioni ecologico-ambientali di un’area, appare in grado, quale “indicatore ecologico” di fornire utili indicazioni circa le condizioni complessive che vi si trovano. Teriofauna L’indagine sui Mammiferi è stata svolta mediante ricerca di fonti bibliografiche specializzate relative alla situazione locale e al contesto geografico regionale e sopralluoghi sul terreno volti a ricavare informazioni, dirette mediante l’individuazione di tracce, fatte, ed altri elementi idonei ad evidenziarne la presenza. In allegato si riporta una lista delle specie presenti e/o potenziali inerenti lo status distributivo dei Mammiferi. Il popolamento di Mammiferi segnalato può essere considerato tipico per quest’area caratterizzata da diverse tipologie ambientali. Per quanto riguarda il popolamento microteriologico, maggiormente rappresentato, va considerato come sia le tipologie di colture agricole in atto che l’espansione progressiva degli insediamenti abitativi abbia portato ad una graduale diminuzione della diversità biologica a favore di quelle specie particolarmente adattabili e commensali dell’uomo. La presenza di aree a prato può sicuramente favorire e salvaguardare le specie degli ambienti ecotonali soprattutto nelle condizioni in cui il prato lambisce direttamente il limite delle aree boscate; in questo caso la potenzialità può aumentare per Erinaceus europaeus, Crocidura suaveolens e Moscardinus avellanarius; analoghe considerazioni valgono per le residue macchie e per le siepi. Lo sviluppo di discrete aree boscate continue può favorire una buona distribuzione di specie quali Clethrionomys glareolus, Apodemus sylvaticus, A. flavicollis, e Sorex araneus, tali condizioni possono inoltre favorire, negli ambiti con sviluppo di vegetazione arborea matura e con sviluppo di castagni, la presenza dei generi Myoxis e Sciurus. Circa i Muridi, scontata la commensalità del Topino delle case (Mus domesticus), sicuramente più complessa può rivelarsi la distribuzione del Ratto nero (Rattus rattus) e del Surmolotto (Rattus norvegicus). La loro distribuzione in questo caso appare legata sia alla presenza di cascine distribuite nelle zone collinari, che soprattutto alla presenza di corsi d’acqua in particolare nelle prossimità degli ambiti edificati. Lo stato delle popolazioni di Chirotteri dell’area è noto sulla base di soli dati di bibliografia; tuttavia sulla base di censimenti distributivi lombardi si possono ritenere potenzialmente presenti le specie riportate nell’elenco; va inoltre ricordata l’estrema sensibilità di questo taxa (Chiroptera) a condizioni di precarietà ambientale, per cui le specie appaiono degne di particolari attenzioni. Per quanto riguarda i piccoli carnivori; Donnola e Volpe potrebbero essere sicuramente ben rappresentati e distribuiti in considerazione della loro nota ecletticità in fatto di habitat; per Tasso e Faina, la distribuzione appare sicuramente legata alle aree boscate e al più alle fascie ecotonali in prossimità degli ambiti rurali. La presenza di Lepre comune, risulta sicuramente condizionata da fattori antropici (rilascio e prelievo a scopo venatorio). Da ultimo, risulta sicuramente importante da segnalare, la presenza di Capriolo e Cinghiale; soprattutto per quest’ultima specie in progressiva espansione, occorrerà valutare la sua densità in rapporto alle coltivazioni agricole di pregio presenti rappresentate dalle aree a vigneto. All’interno del popolamento teriologico considerato occorre evidenziare come in base al D.G.R. 20 aprile 2001 n.7/4345 “Programma regionale per gli interventi di conservazione e gestione della fauna selvatica nelle aree protette”, ad alcune specie risultino attribuiti livelli di priorità significativi (sup. o uguali a 8). Tra queste, alcune risultano inoltre inserite negli allegati II e IV della direttiva 92/43 CEE, del 21 maggio 1992 (Direttiva Habitat). Con tali caratteristiche occorrerà prevedere quindi particolari interventi e strategie di conservazione secondo gli indirizzi regionali. Ornitofauna Negli studi degli ambienti terrestri, l’ornitofauna rappresenta uno degli “indicatori ecologici” più comunemente utilizzati. Nell’ambito dell’avifauna che frequenta un’area durante il ciclo annuale, comprendente quindi le specie sedentarie, migratrici ed estive; quelle nidificanti costituiscono, per il loro legame con gli habitat riproduttivi disponibili, un patrimonio naturalistico in grado di fornire dati significativi circa le condizioni complessive dell’ecosistema del territorio considerato. L’attenzione principale è stata rivolta quindi al popolamento ornitico potenzialmente nidificante comparato con l’attuale stato dell’ambiente. Base dell’indagine è stata l’analisi bibliografica della situazione locale rifacendosi all’Atlante degli Uccelli nidificanti in Lombardia analizzato per aree corrispondenti ad una tavoletta 1:25.000 IGM, integrata con successive verifiche sul campo, mediante opportuni sopralluoghi. Allo scopo di caratterizzare meglio lo stato del patrimonio ornitologico locale, si sono inoltre relazionate le diverse presenze di specie con i rispettivi ambienti di nidificazione, secondo la seguente semplice suddivisione riscontrata nell’area: • specie di zone boscate; • specie di ambienti agricoli e rurali con coltivi, siepi e alberi in filari. A queste suddivisioni si considera una ulteriore categoria di tipo ecoetologico “specie ubiquitarie”, ad indicare un gruppo di specie ad alta valenza ecologica, adattate ad occupare svariati ambienti riproduttivi. In totale sono note come nidificanti o potenzialmente nidificanti nell’area considerata, circa 57 specie, di cui 13 non Passeriformi, tale valore risulta pari a circa il 28% dell’avifauna censita come nidificante in Lombardia. Finito il periodo riproduttivo circa un 40% delle specie considerate, fa ritorno nei quartieri di svernamento, mentre l’altra parte risulta sedentaria nell’area o al più effettua erratismi locali durante il corso dell’anno o viene incrementata da altri effettivi provenienti da nord nel periodo invernale. Analizzata per subregioni (Alpi, Prealpi, colline, pianura), la ricchezza media di quest’area risulta di poco inferiore ai valori rilevati per le aree collinari della Regione (settore orientale) che è pari a circa il 58,4% di specie per tavoletta. Questi valori appaiono comunque giustificati in ragione del minore ambito territoriale considerato. Al fine di inquadrare ulteriormente la popolazione considerata, di seguito vengono elencate le diverse specie secondo le loro principali preferenze ambientali: • Specie di zone boscate: Poiana, Colombaccio, Tortora, Assiolo, Allocco, Scricciolo, Pettirosso, Usignolo, Tordo bottaccio, Luì bianco, Luì piccolo, Luì verde, Codibugnolo, Cincia mora, Cinciarella, Picchio muratore, Rigogolo, Ghiandaia. • Specie degli ambienti aperti cespugliosi, agricoli e rurali con campi, siepi, alberi in filari: Fagiano comune, Civetta, Succiacapre, Upupa, Torcicollo, Allodola, Rondine, Calandro, Prispolone, Ballerina gialla, Codirosso, Stiaccino, Saltimpalo, Usignolo di fiume, Canapino, Sterpazzola, Bigia grossa, Bigia padovana, Averla piccola, Averla capirossa, Gazza, Passera mattugia, Zigolo giallo, Strillozzo. • Specie tendenzialmente ubiquitarie: Tortora dal collare or., Cuculo, Rondone, Balestruccio, Ballerina bianca, Merlo, Capinera, Pigliamosche, Cinciallegra, Cornacchia grigia, Storno, Passera d’Italia, Fringuello, Verzellino, Verdone, Cardellino. Analizzando quindi l’elenco delle specie note come nidificanti o potenzialmente nidificanti nell’area oggetto di studio, e la loro diffusione a livello regionale, è possibile desumere le seguenti considerazioni: Nella zona di studio è presente un popolamento ornitico determinato nella sua composizione specifica dalle attuali condizioni territoriali, caratteristiche da una significativa pressione antropica. Il valore della ricchezza specifica, in considerazione dell’area indagata appare comunque di sicuro interesse; tale buona potenzialità può essere sicuramente legata alla variabilità complessiva degli habitat presenti nell’area. Si alternano infatti ambiti boscati e coltivi in zona collinare ad aree agricole pianeggianti. E` presente inoltre un discreto numero di specie degli ambienti boscati sia termofili che mesofili a testimonianza di una buona recettività di questi habitat; alcune delle specie risultano discretamente esigenti dal punto di vista ecologico. Di sicuro interesse risultano le segnalazioni per entità molto localizzate o comunque rare quali: Bigia grossa, B. padovana, Calandro e Assiolo; specie caratteristiche per gli ambienti aperti e maggiormente termofili. Rimane comunque significativa la presenza di un buon numero di specie tipiche di ambienti ad alto determinismo antropico. Da ultimo rimane da segnalare come nel popolamento ornitico considerato sempre in base al DGR 20 aprile 2001 n.7/4345 “Programma regionale per gli interventi di conservazione e gestione della fauna selvatica nelle aree protette”, a diverse specie risultino attribuiti livelli di priorità significativi (sup. o uguali a 8). Tra queste quattro risultano inoltre inserite nell’allegato I della direttiva 79/409 CEE, del 2 aprile 1979 (Direttiva Uccelli). Con tali caratteristiche occorrerà prevedere quindi particolari interventi e strategie di conservazione secondo gli indirizzi regionali previsti per le aree protette. Erpetofauna In allegato sono elencati i dati di segnalazione inerenti la presenza di anfibi e rettili nell’area considerata. L’elenco potenziale elaborato, risulta per lo più dedotto dall’esame critico di dati di archivio e di letteratura, da colloqui e interviste con esperti naturalisti in quanto la stagione invernale non ha permesso una verifica sul campo in considerazione della difficile contattabilità di questi taxa in questa stagione avversa per diapausa e letargo invernale. L’elenco proposto descrive in modo sicuramente realistico le condizione delle presenze nella zona di questi taxa, grazie a dati e segnalazioni; quindi le specie dell’Erpetofauna nel popolamento considerato appaiono sicuramente rappresentative della zona. In base alle condizioni ecologiche dell’ambiente considerato, il popolamento nel suo complesso appare comunque significativo per la presenza di discreto numero di specie delle classi considerate anche se non presenta entità di particolare rilievo, salvo la predisposizione di opportune campagne mirate di approfondimento. Le entità segnalate appaiono comunque rappresentative dei rispettivi taxa per le caratteristiche e le condizioni ecologiche degli ambienti rilevati. L’area considerata evidenzia infatti condizioni di versanti con buona esposizione favorevoli ad alcune specie di colubridi, mentre i piccoli corsi d’acqua presenti sui fondovalle (Valle di Albano e Rio Seniga) e diverse piccole condizioni di difficile drenaggio possono sicuramente favorire la presenza e la riproduzione di fauna anfibia. Il popolamento erpetologico potenziale mette in evidenza come a buona parte delle specie considerate risultino attribuiti livelli di priorità significativi (sup. o uguali a 8) cfr. DGR 20 aprile 2001 n.7/4345 “Programma regionale per gli interventi di conservazione e gestione della fauna selvatica nelle aree protette”. Tra queste ben sei risultano inserite nell’allegato IV della direttiva 92/43 CEE, del 21 maggio 1992 (Direttiva Habitat). Per la fauna anfibia poi occorre ricordare come la L.R. 33/77 “Provvedimenti in materia di tutela ambientale ed ecologica” prescriva particolari indirizzi di protezione e gestione per questo taxa. Per tali motivi occorrerà prevedere quindi particolari interventi e strategie di conservazione secondo gli indirizzi regionali previsti per le aree protette.